“Cahuachi” sapori tropicali a Torino

 

 

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E poi a San Salvario, per essere precisi in Via Berthollet 37, c’è questo negozietto piccolo e colorato che con i suoi odori, i suoi sapori e la musica latina che parte a tutto volume da una piccola radio nera, strategicamente posizionata su una mensola dietro la cassa; fa sentire a casa  quella parte di me che se potesse, starebbe scalza tutto il giorno a sorseggiare “Chicha de Avena”, negli occhi un mare blu infinito, il culo mollemente adagiato sull’amaca, un pappagallo “Ara” di nome Luigi come compagno di scorribande e molto, ma molto meno rumore nella testa. In realtà, lo sappiamo tutti benissimo che  non è quasi mai una questione di “potere” bensì di “volere”.Su questo punto ci sto lavorando assai intensamente e vista la maniera repentina in cui cambiano le cose, potrebbe pure essere che il volere prenda per una volta il sopravvento e mi spinga a fare delle scelte furbe. Ma questo è un altro discorso ed io sto nuovamente divagando.

Torniamo a noi.

Il modo migliore che conosco per sentirmi a casa, tanto per cambiare, passa attraverso gli occhi, la bocca e lo stomaco. In buona sostanza magnando. Sai che novità.

Io ADORO la cucina latinoamericana: riso profumato al cocco con fagioli neri o rossi stufati, pesce alla Criolla accompagnato con  le verdure e yuca fritta. potrei mangiare così ad oltranza, nei secoli dei secoli. Amen.

La frutta tendenzialmente non mi piace, lo sforzo che faccio per mangiarla (producendo una discreta quantità di smorfie di dolore) dovrebbe essere premiato e invece niente. Mi piace solo frullata. Ma datemi un Mango o una Papaya e non avrete nemmeno il tempo di dire “Chuleta” che li avrò già fatti fuori entrambi. In un boccone.

Quindi oltre a soddisfare le voglie scritte nel mio dna e trovare contemporaneamente il modo d’ingerire la mia dose quotidiana di vitamine con piacere e dignità, bazzicare in questo posticino mi ha permesso di sperimentare con gioia piatti che altrimenti non avrei mai pensato di fare. Chiacchierando con Vero e facendole un sacco di domande, ho imparato a fare i Tamales , una sorta di fagottini di polenta di mais ripiena, di origine Messicana (ma che ha le sue declinazione in molti paesi del centro e sud america.) Andando a  memoria e facendomi dare due dritte da lei, ho fatto saltare del pollo con salsa di soia tante verdure di stagione, cipollotto, dragoncello e molto peperoncino fresco, ho preparato uno strato di questo composto di mais che si amalgama a freddo, al centro ho messo il ripieno di pollo saltato, poi l’ho coperto con un’altro strato di mais. L’ho avvolto in foglie di platano che ho sigillato bene con dello spago e messo a bollire per più di un’ora. Il risultato è stato molto apprezzato ed eccolo qui:

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Diciamo che una spesa “tipo” è composta da almeno un paio di avocados buoni e con un costo decisamente concorrenziale rispetto al mercato, naturalmente papaya e  mango , dello zenzero fresco, latte di cocco per cucinare, peperoncini freschi (quelli arancioni per fare il guacamole, provateli e li metterete dappertutto)  le rare volte che mi viene voglia di friggere mi prendo due bei platani verdi e faccio ” Patacones”da mangiare come accompagnamento a piatti di carne e pesce o così in purezza: Uno dietro l’altro come patatite. Altre volte prendo quelli molto maturi, praticamente neri, taglio a fette e metto in forno con cannella e zucchero di canna e faccio “El Platano en tentacion” che vale la pena mangiarlo anche solo per il nome che la dice lunga.

Trovo Semi di Chia e curcuma fresca, fagioli neri e rossi in scatola, la pasta di Curry rosso e verde, dulce de leche e tantissime altre cose. Ultimamente ho preso ad usare per saltare in padella anche l’olio di cocco spremuto a freddo, che pare sia portentoso anche come impacco per i capelli e come idratante per il corpo ma devo ancora verificare. Per ora mi godo un po’ di tropici anche a Torino, che in effetti, visto il meteo degli ultimi tempi, appaiono sempre meno lontani.

Così mentre tergiverso, cercando di prendere una posizione nella vita che non deve essere per forza definitiva ma solo più appagante, tengo viva la mia memoria attraverso il cibo e cercando di godermela anche se le cose non sono andate esattamente come avrei voluto. Non esiste la vita perfetta, ma può esserlo l’atteggiamento.

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