La madre dei cretini è sempre incinta

Sig.ra Lorenzin la prego, inorridisca.

Ho 37 anni, inizio ad avere le prime rughe. Non sono sposata nè divorziata.

Ringrazio ogni giorno dio, allah, jehova e tutta la cricca d’invasati (perchè volevo dirle che sono anche atea. La prego, inorridisca.) di non aver procreato in passato con un paio di mentecatti a cui mi sono avvicinata.

Oltrettutto non voglio figli.

La prego, inorridisca.

Curo il mio corpo.

Lo nutro.

Cerco di dargli una manutenzione tutto sommato accettabile.

Faccio l’amore con chi mi piace e quando mi piace a solo scopo ricreativo, cioè con l’unico obbiettivo di incrementare il mio benessere psicofisico e quello del mio partner, quando tutto va come deve andare.

La prego, inorridisca.

Conosco molto bene le conseguenze di una fertilità sbarazzina e mi creda, miete solo vittime. Il fatto di doverlo ricordare ad una “donna” anagraficamente matura e che pare abbia studiato è perlomeno inquietante, ma se vuole un giorno le faccio un disegnino.

Ho un lavoro ed una cospicua parte mi viene prelevata anche per pagare il suo stipendio, quindi tecnicamente lei dovrebbe essere anche una mia dipendente. Non me ne voglia se mi permetto di dirle che ci sono buone possibilità che lei abbia sbagliato mestiere. Di brutto.

Vivo la mia vita tutto sommato con gaiezza e molte passioni.

Ho una famiglia numerosa, amici, animali. Ai quali, senza distinzione, offro il mio amore. Sono una donna realizzata e felice e non ho grossi problemi economici, perciò se non ho un figlio è perchè l’ho scelto e mi ritengo fortunata.

Quando ho letto di questa bella iniziativa del “fertility day” spontaneamente mi è balenata nella mente l’immagine di  un uomo che, con un grosso siringone ingravidava una vacca. Subito dopo mi sono chiesta se poteva considerarsi un successo per lei e quella banda di astuti geniacci a cui è venuta in mente questa cosa, offendere e far imbestialire così tante persone tutte in una volta. Visto come vanno le cose in Italia di solito, credo di si.

Poi ho pensato che in effetti, siete appena tornati dalle vacanze, non ci sono grossi problemi nel nostro paese.

Non cade mica a pezzi.

Non siamo mica nel bel mezzo di una crisi economica ed umanitaria.

Ci sta che in un momento di calma piatta venga in mente una cazzata del genere.

Comunque Sig.ra Lorenzin torniamo al punto. La prego, inorridisca. Inorridisca della mia vita e continui a far sbandierare clessidre, cronometri e orologi a cucù, nella vana speranza che io cambi idea e finalmente mi decida a fare il mio dovere da donna. E mi scusi, mi ero completamente scordata che siamo nel medioevo. Oltrettutto recentemente ho perso il cilicio mentre fuggivo dal rogo.

C’era proprio bisogno di una “donna” come lei che mi venisse a dire cosa devo fare delle mie ovaie.

La prego. Inorridisca, perchè finchè inorridiremo l’una dell’altra, la linea di demarcazione tra i nostri pensieri sarà bella netta. Ed io potrò continuare ad andare a dormire felice di non aver dato i natali ad un altro imbecille in questo povero, sovraffollato e pazzo mondo.

mucca

 

 

 

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La triste storia di Elmer(do)

In famiglia, come già detto più e più volte, amiamo tutti gli animali. Io non so se la cosa sia poi tanto reciproca ma da che ne ho memoria, le case dei miei parenti sono sempre state abitate da bestie di varia natura, fratelli e cugini compresi. Se c’è un denominatore comune dei miei ricordi deve essere fatto di pelo e di piume. E siccome proverbialmente pare che con il tempo, quadrupedi e bipedi finiscano con l’assomigliarsi e che la nostra famiglia sia popolata per la maggior parte da regine del dramma, dive dismesse e comici mancati, va da sé che ci siano un mucchio di storie tragicomiche  da raccontare anche sui fedeli compagni di nonna Ninin e compagnia bella.

Tanto per cominciare i cani e gatti di casa hanno sempre avuto nome e cognome.

Dai racconti di Madre possiamo menzionare:

Gaetano Donizetti: Barboncino

Boris Pasternak: Collie

Coco Chanel: Schnauzer nano

Silvia Rimembriancor: razza non pervenuta

Marco Polo I: Barboncino (morto investito dal pulmino della scuola che andava a prendere Madre e zia a casa a Panama)

E molti altri che sicuramente sto scordando. Mi toccherà  fare un censimento dettagliato con Madre perciò la lista è destinata ad allungarsi inesorabilmente, stay tuned.

Io mando avanti con orgoglio la tradizione di famiglia a modo mio con: Vladimiro Vladescu e Ciro Cacatiello, mentre mio fratello Giorgio si è più concentrato sui nomi degli alcolici e al momento abbiamo terminato tutte le marche di Vodka e siamo a buon punto con i Gin.

Comunque da quando ho il cane ho potuto notare con piacere che non è un vezzo esclusivo della mia famiglia ma più verosimilmente una sorta di psicosi collettiva, dato che quando andiamo al parco è tutto un chiosare di :

Luiiigiii!!

Lucio vieni qui!

Giovanni smetti di abbaiare !

Olivia, vieni dalla mamma!

Sandro non mangiare quella cacca!

Ora io per una volta non starei ad aprire una polemica su come stiamo umanizzando gli animali, intanto perché ne sono direttamente coinvolta e poi finché ci sarà gente che porta a spasso nei passeggini Chihuahua vestiti come Paris Hilton la mia coscienza sarà candida ed inattaccabile.

Il cane preferito di nonna Ninin è stato Elmer: Schnauzer nano che non godeva della stessa popolarità con gli altri membri della famiglia, dato che puzzava, era viziatissimo, dispettoso e defecava in tutti gli angoli della casa. Per questi motivi, venne quasi immediatamente ribattezzato da nonno Giorgio ” EL MERDO” Causando così l’ira funesta della nonna e copiose prese per i fondelli  da parte di zii e nipoti, che se possibile, riuscirono addirittura a peggiorare la posizione del nonno agli occhi di Ninin .

Vorrei essere precisa nella descrizione dell’odore perché è una cosa che (fortunatamente) non ho mai più sentito nemmeno a contatto diretto con pecore e capre, che è risaputo non odorino di “Acqua di Parma”

Mocio Vileda lasciato a marcire in acqua sporca per qualche mese, sudore di persona abbondantemente in sovrappeso dopo una sessione di spinning, cane bagnato, alghe e odor di stantio. Smell the magic baby.

Se mi fossi fatta furba avrei potuto brevettare il cocktail micidiale, creare la figurina definitiva degli “Skifildol puzz” e diventare schifosamente ricca. ma così non è perciò mi accontento di  tediare voi.

Fatto sta che Ninin  non si arrendeva MAI, così lo portava una volta alla settimana a far toelettare piena di speranza, finché un brutto giorno, quando venne il momento della profilassi antiparassitaria di routine, forse a causa di un dosaggio elevato di medicinale, El Merdo giacque morto. Dal dispiacere Ninin quasi quasi gli andò dietro  ma poi accadde il miracolo e dopo dieci minuti il cane si riprese. Si riprese e campò ancora per qualche anno aggiungendo al meraviglioso bouquet sopra citato una sfumatura di morte apparente .

Dopo qualche anno la stessa scena si ripropose con dipartita definitiva del povero cane, periodo di lutto per Ninin, durato fino all’avvento di Coco Chanel, lo Schnauzer di consolazione (e solo mentre scrivo mi accorgo di quanto non sia casuale la scelta del nome)

Dal canto mio ho sempre nutrito grossi  sospetti sulla buona fede della toelettatrice, conoscendo la brutta fama di Elmerdo, credo che quella volta, per essere certa di portare a termine il lavoro sporco, avrà deciso di usare direttamente del  Napalm.

Cattura
sto mentendo, quella è sicuramente Cocò, Madre non avrebbe mai osato tanto.

 

La nobile arte del “Chi se ne frega”

L’anno scorso in uno di quei momenti in cui ero sicura che sarei riuscita a cambiare radicalmente me stessa e la mia vita, acquistai il libro” Il magico potere del riordino” manuale scritto da una tizia Giapponese su come tenere ordinata la casa e di conseguenza il proprio spirito.  Nonostante l’idea sia stuzzicante, il manuale un successo clamoroso ma soprattutto io ci abbia speso ben 13 euro, dopo poche pagine lo volevo già buttare nella differenziata degli acquisti inutili. Degli eccessi di zelo. Dei vorrei ma non posso.

Trattasi di tecnica impossibile da perpetuare nel tempo a meno che tu non sia un ossessivo- compulsivo patologico. Io sono un ansiosa, questo è vero, ma di quelle che fanno casino per intenderci. Sistemo casa e dopo pochi minuti ho già creato uno tsunami di calzini spaiati,bicchieri sporchi e peli di cane/gatto nei posti più improbabili. La mia borsa più che  quella di Mary Poppins ricorda il bidone della monnezza  di Porta Nuova.

Non posso nemmeno usare le mie patologie per migliorarmi la vita. E’triste ma è così.

 Comunque non è la prima volta che mi accingo in missioni impossibili per cercare di cambiare me stessa, forse è uno dei miei sport preferiti.Ultimamente ho toccato l’apice lasciandomi convincere a partecipare alle selezioni per il casting di un noto programma televisivo che non ho nemmeno mai visto. Non posso fare nomi perciò userò un paio di soprannomi per darvi un indizio: Cosetto, Cosone , Cosanich e Cacamucazzo. devo dire che sul subito mi sono sentita molto esaltata dalla faccenda soprattutto perché così scherzando sono stata anche chiamata più volte tanto da dovermi chiedere seriamente cosa fare se fosse andata in porto questa cosa.

Una parte di me bestemmiava. L’altra invece, con lo spirito di quello che si accinge sotto le grinfie del boia pensava che questo sarebbe stato lo shock che mi avrebbe fatto cambiare radicalmente. Lo shock. Allora ho deciso.

Non è stato semplice capire dove stava il confine tra quello che volevo veramente io e quello che pensavano fosse giusto gli altri per me. Mi sono sentita tanto amata e lusingata dal fervore generale che c’era dietro questa faccenda e su questo punto devo sicuramente ragionare perché ho avuto di nuovo la percezione che gli altri credano in me più di ME e questo non va bene.

Ed uno dei motivi è che non saprò mai se una cosa la farò per puro piacere, per sana ambizione o solo per voglia di piacere agli altri. Anche per questo ci ho messo un punto.

Tra tutte le arti ed i trucchi per vivere meglio che si possono imparare, almeno nel mio caso, la migliore di tutte è “L’antica e nobile arte del chi se ne frega” Della quale il profeta assoluto è E. che la usa come intercalare tanto quanto i Genovesi usano il “Belin”. Quasi come una virgola.

E’ incredibile come una chiacchierata a volte possa risultare salvifica.

Per una come me che sente di dover portare il destino di ogni essere vivente sul groppone, senza accorgersi che nessun essere vivente sano di mente vorrebbe che la sua sorte dipendesse dalle mie intenzioni, non è stato un concetto facile da digerire

Poi però ragionandoci un po’ cercando di andare a fondo alla questione, superando qualche reminiscenza di educazione Cattolica ho capito che questa cosa di preoccuparsi dell’opinione degli altri è una grandissima perdita di tempo e miete solo vittime.

Vittime morte di noia nell’attesa eterna di mettere d’accordo tutti.

Implica una costante non azione, un sentirsi sempre impreparati, un rimandare a tempi e giorni migliori. Implica una quantità di vaffanculo non detti per paura di ferire chi ti ha già ferito abbondantemente, implica un sacco di baci e di abbracci non dati e di biglietti non presi e di parole rimaste in gola. Implica la rinuncia consapevole alla gioia.

Io penso di essere arrivata a quell’età in cui forse forse mi vado bene come sono anche se sono assolutamente consapevole del fatto che se sarò fortunata e non guarderò al passato e alla mia giovinezza con troppa nostalgia, sarò portata a cambiare sempre, ma in fondo la mia essenza resterà sempre la stessa: Bizzarra, disordinata e molto bionda.

Bionda che  oggi ha in tasca un biglietto, un libro ed un gran “Chi se ne frega”

bimbe alla sbarra

La casetta in Panamà

Spulciando tra i ricordi felici che ho da bambina, quello che detiene il primo posto in classifica da sempre, è la casa dei nonni a Panamà. Ho avuto l’immenso privilegio di crescere in una famiglia multietnica, numerosissima e decisamente incasinata, alla quale devo , oltre a molti anni di terapia, la grande libertà di non aver bisogno d identificarmi in un solo tipo di cultura,  ma di aver avuto la possibilità di poter attingere da moltitudini di pensieri, storie e punti di vista dando la possibilità al mio biondo cervellino di aver molte domande e poche certezze.

Ho avuto anche la fortuna, anzi diciamo pure il culo sfacciato, di poter passare buona parte della mia infanzia in questo posto magico e terrificante allo stesso tempo. La casa era una villa coloniale enorme e bellissima, dalla quale si accedeva tramite  un vialetto delimitato da un muretto di pietre bianche e nere che dava su una delle strade principali della città, il cui perimetro era costituito da due file di alberi di Mango secolari. Mi ricordo che entrando nel viale, dopo una curva molto stretta , ti trovavi di fronte un giardinetto di sassi bianchi con un albero torto al quale era legato al giunzaglio Cirillino, una scimmia di razza Cappuccina, aggressivo, molesto e diciamo pure cattivo come la morte, a causa della svanita libertà. Ci odiava ,giustamente e non mancava mai di farcelo notare tirandoci i capelli fortissimo  e mordendoci tra le dita delle mani non appena avevamo un momento di distrazione.  Amava solo nonna Ninin, ma poi ha morso anche lei e poco ci mancava che l’ammazzasse. Di fronte c’era una veranda con un tavolo enorme dove si mangiava tutti insieme. dietro al giardinetto un pollaio e la casetta delle colombe. Vivevamo circondati dalle bestie , ciclicamente mia nonna ci regala papere, polli e colombe, comprati al mercato degli animali. Io che ero la pù piccola, solitamente mi ritrovavo lo scarto degli altri cugini, ed avevo un parco bestie che pareva più una corte dei miracoli che altro: c’era la papera col becco storto e il gallo geneticamente modificato, che aveva sei dita in una zampa e prendeva un sacco di mazzate dalle galline che non avevano riconosciuto in lui un leader, mettiamola così. Io che da piccolina ero più che altro l’anello mancata tra la bambina e il cinghiale, girovagavo nuda in mezzo a tutto questo bestiame, immedesimandomi in Mowgli del libro della giungla.

Non ricordo di essere mai stata più felice in vita mia.

la casa era su due piani, soffitti alti e mobili antichi, neri , lugubri e pesantissimi. Madonne di ceramica più alte della Piccinini sparse qua e là davano quel tono fine che non impegna. Tutto il contesto mi ha svelato più cose sul Cristianesimo che anni e anni di scuole private dalle suore, ma questa è un’altra storia.

La stanza dove dormivo aveva tutte le pareti di vetro e di notte potevi intravedere  questo spettacolo tropicale di altissime palme e sentire il cicalare d’insetti e ranette colorate, nonchè altri suoni e grugniti di dubbia provenienza, tutto ciò nel bel mezzo della città.

Nota dolente dell’iddilio di quel posto meraviglioso, era che la sera si sentivano anche  i rumori sinistri di uno degli animali che più mi sta sul cazzo al mondo: la Cucaracha. purtroppo l’antipatia non era reciproca e molto spesso capitava di trovarmi addosso uno di questi schifosissimi scarrafoni con le ali , oppure se malauguratamente mi scordavo di portare l’acqua in camera prima di andare a dormire, mi toccava scendere in cucina ed affrontare la racappricciante visione di file infinite di bacarozzi che di notte si sentivano legittimati a prendere possesso del territorio, incuranti del mio terrore. Non erano bei momenti.

Nonno Giorgio, a volte andava a comprare dai pescatori sacchi interi di aragoste vive, che poi non aveva cuore di far bollire vive e allora le metteva direttamente in freezer.Così tra tutti i rumori molesti che  potevi sentire dal tuo confortevole lettino, vi era anche  un crepitare di zampette agonizzanti in lontananza, crepitare che mano a mano si faceva sempre più lieve. criiick!!! criick!! crick! cr…

Che simpatico nonno Giorgio, Genovese DOC, che quando era il mio compleanno  mi portava a scegliere la torta, io volevo la più grande e lui sceglieva la più piccola. Ma subito dopo si sentiva in colpa e andava a prendere anche quella che volevo io, così alla fine avanzava sempre e lui s’incazzava come un puma. Faceva le sua passeggiatina quotidiana e tornava sudato come se avesse fatto una gara di  Triathlon. Alla guida era l’uomo più lento del mondo, c’era una strada che passava nel bel mezzo della giungla,dove ogni tanto, capitava d’imbattersi in un bradipo che ,con i  suoi tempi, cercava di attraversare la strada, così lui, non pago di aver creato dietro di sè una coda infinita, fermava la macchina in mezzo alla strada, scendeva e a calci in culo aiutava ad attraversare l’animale che a questo punto mi vien da dire fosse il suo animale guida.  Lui per prendermi in giro mi chiamava sempre Titti Parenti: l’avvocato delle cause perse ,credo fosse per la  polemica intrinseca che mi accompagnava già dalla più tenera età. Con il senno di poi mi è toccato dargli ragione. Noi ci salutavamo sempre così: appoggiati faccia al muro uno da una parte e l’altro dall’altra, ci fissavamo intensamente e facevamo con i piedi la cosa che fanno i cani per coprire la cacca.

Nonna Ninin anche era un bel soggetto, aveva uno stile di vita a dir poco sopra le righe, ci teneva proprio. lei era quella che comandava in casa, non c’è molto altro da dire, ha tenuto con le unghie e con i denti unita questa esuberante e prolifica famiglia anche se forse, a volte , sarebbe stato meglio lasciare andare. Da lei ho ereditato la passione per gli animali, fortunatamente ( per gli animali ) rielaborandola un pochino ed una strana ossessione per il mito di Pandora.

dei miei nonni ricorderò sempre la risata. Non erano perfetti e senz’altro non rappresentavano il prototipo tipico dei nonni che avevano gli altri bambini qui in Italia, però si amavano tanto. Si amavano in un modo che mi è poi capitato raramente di rivedere nel corso della mia vita.

Negli anni le cose poi sono cambiate tanto, loro erano vecchietti e la casa davvero troppo grande e ormai svuotata. A malincuore hanno dovuto venderla e purtroppo la persona che l’ha comprata, a causa di alcuni screzi passati con il nonno, ad un certo punto, non ho mai capito perchè, l’ha fatta buttare giù dimostrando che il potere nelle mani delle persone sbagliate serve solo a distruggere la bellezza. Adesso quando capita di passare di lì, c’è solo il terreno delimitato da questo muretto di pietre bianche e nere ed un’enorme voragine al centro.

Io e mia mamma a distanza di anni, ogni volta che ci passiamo, piangiamo come vitelli. Allora abbiamo deciso di passarci il meno possibile, però ne parliamo sempre tanto e ricordiamo tutte le vicende divertenti e tristi che fanno parte del pacchetto. Che i ricordi, belli o brutti che siano, non li può buttare giù nessuno, ed anche se alcuni ti lasciano una voragine nel cuore , quel privilegio che sai di aver avuto e che ti hanno donato le persone che ami, resterà sempre la cosa più importante.

Nutro comunque il sospetto, ma non andrò mai a verificare personalmente, che le Cucarachas di allora , vere proprietarie di casa, se ne siano altamente battute il culo e siano ancora lì a creare ingorghi e code infinite nelle zone circostanti. Un pò come nonno Giorgio alla guida della sua voiture.

calle 50 2