Anima migrante

22 aprile 2016

Sei una grandissima rompipalle,

Lo sai, si?

Lo so, grazie.

Ma non è questo il punto. Puoi gentilmente alzare il culo ed andare a fotografare quella signora là seduta sulla fontana? Hai visto com’è bella? Ha la gonna gialla come la bici, muoviti dai!

Va bene , però la foto è più bella in bianco e nero.

Ma figurati, con questi colori!

Vuoi scommettere?

Che mi mangerei la lingua piuttosto che darti ragione. Ma hai ragione e intimamente me ne compiaccio.

Lo sai che ho 4 nomi?

Io ne ho 6

Che cazzo di nome è Aminta? 

Però è carino.

Ti hanno dato i nomi di tutti gli evangelisti , come hai fatto a venir su così stronzo resta un mistero.

Sei dimagrito.

Pesi 30 chili bagnata.

Ma io mangio.

A proposito, ho fame.

Ma abbiamo appena fatto colazione! Ok, stavolta scegli tu.

Il formaggio mi fa schifo , le ostriche anche ed i conigli mi fanno pena.

Com’è il tuo rapporto con le cozze allora?

Non me le tirare.

Guarda come ti sei ridotto ma la metti la protezione? hai quasi 40 anni ma puoi? La Nivea…Oh cazzo mi sono ustionata. 

Al parco. 

A Torino.

Il sangue latino.

meno male che ti vedo una volta ogni sei mesi.

Si forse è meglio. Comunque mica te l’ha ordinato il medico.

Dove andiamo adesso?

ti devo far veder una cosa.

Sei felice?

Si, molto. E tu?

Io mi sono impantanata. 

Ma è solo una pausa per prendere fiato. 

Credo.

Forse me ne voglio andare.

Vai. 

Te lo ricordi quando me lo dicevi tu?

Si.

Che sia chiaro, non è che non dormo la notte se non sei felice.

Guarda che nemmeno io mi strappo le vene ma se lo sei è meglio.

Sei fortunata.

Sei importante.

Che poi non sei una mia amica.

Chi se ne frega che cosa sei.

A questo punto la memoria si offusca e  e non ricordo più cosa dici tu, cosa dico io. 

E’ come un gigantesco battito.

 Una danza scordinata e fuori tempo, non bellissima da vedere ma molto liberatoria.

Ci sono incontri che hanno l’immenso privilegio di non farsi fregare dalle definizioni. 

Non si lasciano limitare, 

succedono  e basta .

Forse solo per trovare il coraggio di spingersi fuori da se stessi e ritrovarsi.

O forse solo perché devono succedere.

Ti avvicini un po’ per gioco e un po’ per caso e poi in un lampo fai un frontale con l’anima dell’altro.

Non  t’interessa più il perché è il percome  ma sei sollevato se sta bene.

Tu tira di là, io resisto di qua.

Ti do una spinta ad andare avanti. Poi tocca a te.

Tu vai.

Io continuo ancora un po’ a cercare di qua.

E rischia cazzo!

Si.

Se rischi anche tu.

Non dirmi mai che sono una creatura speciale.

Più che speciale ti definirei bizzarra.

Grazie, preferisco.

Torna quando devi tornare basta che torni felice.

Magari io non ci sarò. 

O forse si.

Forse la prossima volta litighiamo.

Non vedo l’ora.

Capita raramente nella vita. 

Eppure non sarebbe una cosa così difficile.

Sulla frase ” Ti voglio bene”  basterebbe non mettere l’accento sul voglio col suo bagaglio di frustrazione e aspettative e concentrarsi più sul bene.

Che non è necessario conoscersi tanto, 

l’importante è riconoscersi.

A tratti un colpo di fortuna.

A tratti un incidente.
 
  

 

 

 

 

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