How to disappear completely

E’ stato un movimento lento ma costante, nemmeno troppo programmato per la verità.

Non posso dire con certezza quando è incominciato.Ma la sensazione è questa:

Sentirsi improvvisamente svuotati di tutto, deporre le armi. Lasciare andare tutto quello che è stato. Riconsegnare al mondo uno sguardo diverso.

Forse più distaccato.

Forse solo più compassionevole.

Come una danza di luce ed ombra.

Un pienissimo vuoto.

Un balzo in avanti indugiando nella memoria.

S’inizia sempre dalle cose più semplici per non demoralizzarsi subito. I mobili, Il computer. Poi i dischi e i film. I libri non letti. L’agenda piena di numeri che non ho mai chiamato. I vestiti. Tutti. Tengo un paio di jeans, la camicetta di lino bianca senza maniche. la felpa bordeaux. Gli anfibi del liceo.

Svuoto la dispensa, di nascosto lascio tutto in una scatola di fronte a casa di Roberto e della sua dignità.

Rimane l’indispensabile. Lo zainetto rosso. L’ipod e la coperta azzurra della nonna, quella con le barche. Quella che da sola riempie lo zaino. Quella fatta per le piratesse . La Moleskine e due penne nere, una con la punta sottile ed una più larga. Un piccolo portamonete Giapponese di raso blu  che ho comprato con madre a Panama tanti anni fa.

Mi preparo a lasciar andare anche le poche certezze e le granitiche ideologie.

Smetto di comprare i giornali.

Smetto di cercare di cambiare quello che non posso cambiare.

Accarezzo il mio corpo e la mi anima e dico che andrà tutto bene.

Sono a buon punto.

La prima parte non è dolorosa, non fa paura, ci si sente subito più leggeri.

Perciò lentamente, via le fotografie. Le guardo una ad una e le saluto. Mi riconosco in quasi tutte. Ma è come se fossero tutte persone diverse, non sono io. Io di adesso intendo. Non ricordo il nome di alcune persone che ridevano con me in quelle foto. Eppure sembravamo così legati.

Legati che brutto termine per definire il volersi bene.

Via i diari. Che forse è giusto accettare che sia la  mente a selezionare quello che c’è da portare.

Via i disegni, non tutti questo è ovvio. Ho creato un minuscolo collage con tutti quelli non finiti, ci sta il racconto di tutta la la vita eppure non occupa più di dieci pagine della Moleskine.

Interessante.

Le persone non si abbandonano mai. Al limite si cresce. Allora penso che sia il momento di  lasciare le resistenze. Il rancore. La competizione. Resta solo chi vuole restare senza paure senza costrizioni. Per la gioia di darsi.

Saluto le vecchie aspettative.

Decido che non le sostituirò con altre.

A questo punto mi guardo intorno e sorrido. la casa è quasi vuota. So di aver fatto un buon lavoro. Scendono lacrime e salgono sorrisi  contrastante beatitudine.

Alla fine resta poco ma è  comunque troppo. Penso che avrei potuto fare di meglio ma va già bene così. Restano Vladi e Ciro, la mia famiglia. Quella di origine. Quella che ho scelto. Resta l’Ukulele. Resta un mestiere. Resta la passione. Tanta, incontenibile. Per la vita. Restano gli amori. Gli incontri fugaci e speciali che lasciano un segno nel cuore.Che  danno la spinta alle gambe per camminare.

Ciò che lascio resta. Ciò che resta è ciò che lascio.

Ed io inizio a lasciarmi vivere.

 

santiago