La nobile arte del “Chi se ne frega”

L’anno scorso in uno di quei momenti in cui ero sicura che sarei riuscita a cambiare radicalmente me stessa e la mia vita, acquistai il libro” Il magico potere del riordino” manuale scritto da una tizia Giapponese su come tenere ordinata la casa e di conseguenza il proprio spirito.  Nonostante l’idea sia stuzzicante, il manuale un successo clamoroso ma soprattutto io ci abbia speso ben 13 euro, dopo poche pagine lo volevo già buttare nella differenziata degli acquisti inutili. Degli eccessi di zelo. Dei vorrei ma non posso.

Trattasi di tecnica impossibile da perpetuare nel tempo a meno che tu non sia un ossessivo- compulsivo patologico. Io sono un ansiosa, questo è vero, ma di quelle che fanno casino per intenderci. Sistemo casa e dopo pochi minuti ho già creato uno tsunami di calzini spaiati,bicchieri sporchi e peli di cane/gatto nei posti più improbabili. La mia borsa più che  quella di Mary Poppins ricorda il bidone della monnezza  di Porta Nuova.

Non posso nemmeno usare le mie patologie per migliorarmi la vita. E’triste ma è così.

 Comunque non è la prima volta che mi accingo in missioni impossibili per cercare di cambiare me stessa, forse è uno dei miei sport preferiti.Ultimamente ho toccato l’apice lasciandomi convincere a partecipare alle selezioni per il casting di un noto programma televisivo che non ho nemmeno mai visto. Non posso fare nomi perciò userò un paio di soprannomi per darvi un indizio: Cosetto, Cosone , Cosanich e Cacamucazzo. devo dire che sul subito mi sono sentita molto esaltata dalla faccenda soprattutto perché così scherzando sono stata anche chiamata più volte tanto da dovermi chiedere seriamente cosa fare se fosse andata in porto questa cosa.

Una parte di me bestemmiava. L’altra invece, con lo spirito di quello che si accinge sotto le grinfie del boia pensava che questo sarebbe stato lo shock che mi avrebbe fatto cambiare radicalmente. Lo shock. Allora ho deciso.

Non è stato semplice capire dove stava il confine tra quello che volevo veramente io e quello che pensavano fosse giusto gli altri per me. Mi sono sentita tanto amata e lusingata dal fervore generale che c’era dietro questa faccenda e su questo punto devo sicuramente ragionare perché ho avuto di nuovo la percezione che gli altri credano in me più di ME e questo non va bene.

Ed uno dei motivi è che non saprò mai se una cosa la farò per puro piacere, per sana ambizione o solo per voglia di piacere agli altri. Anche per questo ci ho messo un punto.

Tra tutte le arti ed i trucchi per vivere meglio che si possono imparare, almeno nel mio caso, la migliore di tutte è “L’antica e nobile arte del chi se ne frega” Della quale il profeta assoluto è E. che la usa come intercalare tanto quanto i Genovesi usano il “Belin”. Quasi come una virgola.

E’ incredibile come una chiacchierata a volte possa risultare salvifica.

Per una come me che sente di dover portare il destino di ogni essere vivente sul groppone, senza accorgersi che nessun essere vivente sano di mente vorrebbe che la sua sorte dipendesse dalle mie intenzioni, non è stato un concetto facile da digerire

Poi però ragionandoci un po’ cercando di andare a fondo alla questione, superando qualche reminiscenza di educazione Cattolica ho capito che questa cosa di preoccuparsi dell’opinione degli altri è una grandissima perdita di tempo e miete solo vittime.

Vittime morte di noia nell’attesa eterna di mettere d’accordo tutti.

Implica una costante non azione, un sentirsi sempre impreparati, un rimandare a tempi e giorni migliori. Implica una quantità di vaffanculo non detti per paura di ferire chi ti ha già ferito abbondantemente, implica un sacco di baci e di abbracci non dati e di biglietti non presi e di parole rimaste in gola. Implica la rinuncia consapevole alla gioia.

Io penso di essere arrivata a quell’età in cui forse forse mi vado bene come sono anche se sono assolutamente consapevole del fatto che se sarò fortunata e non guarderò al passato e alla mia giovinezza con troppa nostalgia, sarò portata a cambiare sempre, ma in fondo la mia essenza resterà sempre la stessa: Bizzarra, disordinata e molto bionda.

Bionda che  oggi ha in tasca un biglietto, un libro ed un gran “Chi se ne frega”

bimbe alla sbarra

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5 thoughts on “La nobile arte del “Chi se ne frega”

  1. Una sola parola: grazie per questo post!!!pensa che ho comprato anche ‘l’arte di buttare via’, libro che ha ispirato la cara marie, che tanta ansia da prestazione mi fa venire…non aggiungo altro.
    Se non una proposta: non è che mi daresti qualche lezione di cucina, che io credo in te più di quanto creda in me, in special modo su questo aspetto?;-)

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    1. Eugi ma con molto piacere! E grazie a te che credi sempre in me! Noi saremo anche il duo comico di boxe ma stiamo spianando la strada verso un futuro cazzuto e serenissimo! Via ansia, brutta bertuccia! Tanto bene amica!

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