Il vaso di Pandora

Accennavo, alcuni articoli fa, che io e nonna Ninin abbiamo in comune questa strana ossessione per il mito di Pandora. Io non ho alcun ricordo di lei che me ne parla, eppure pare che di riffa o di raffa questa faccenda abbia colpito entrambe anche se a causa d’inclinazioni molto diverse. Ora io non so se l’interpretazione che darò di questa cosa, abbia un suo fondamento perché Ninin da anni non c’è più e non ho mai avuto il tempo di chiederglielo dato che l’ho saputo solo dopo la sua dipartita. E’ venuto fuori quando ho sentito che la società  che aveva in Panama si chiamava “La Casita de Pandora” da lì  si è insinuato il dubbio e poi Madre mi ha dato la conferma. Chissà se anche queste cose sono catalogate nel nostro DNA e ce le tramandiamo di generazione in generazione. Mah.

Io non la conoscevo bene, i rapporti erano limitati per ovvie ragioni di distanza effettiva ed anagrafica ma credo che l’avesse interpretato come il talento tutto femminile di tenere a bada il male e il dolore, una sorta di privilegio o di potere che dir si voglia di saper fare fronte ad avversità con tenacia e di saper affrontare i mali inevitabili della vita avendo come asso nella manica questa effimera ma potentissima risorsa che è  la speranza.

La famiglia di Madre è una famiglia matriarcale. Anche se nonno Giorgio era quello che sgobbava di brutto, le decisioni, discutibili o meno le prendeva TUTTE lei. Lei era un generale con lunghi Caftani colorati ed un caratterino mica da ridere, che adorava tenere le redini di una famiglia di dimensioni (e conseguenti problematiche) spropositate. Amava le cose belle e lussuose, voleva che fosse sempre riconosciuto il suo status sociale, il suo ruolo centrale ed insostituibile nella famiglia, probabilmente le scorreva nel sangue ancora l’animo dei conquistadores Spagnoli. Aveva una tempra inaffondabile. A 92 anni quando io ne avevo una ventina ed ero a malapena in grado di accendere un computer lei ci mandava le mail. E siccome era cecata ma non si poteva dire pena il taglio della paghetta, aveva adottato l’astuto escamotage di appiccicare degli adesivi con le lettere giganti sulla tastiera,certa di non farsi notare. Il risultato erano degli scritti in esperanto, ma tanto di cappello lo stesso. Un giorno, una delle sue sorelle si ammalò di  Alzheimer così lei e alcuni dei sui fratelli tutti ultra novantenni partirono per Puertorico in missione umanitaria per non lasciarla sola. Io ogni tanto sorrido ripensando a questa manica di vecchietti nervosi mentre si aggirano per l’aeroporto di Tocumen tutti, rigorosamente, in sedia a rotelle molestando il personale, manco fossero una squadra para olimpica della terza età.

Di Pandora invece, io amo la disobbedienza. La necessità di sapere a tutti i costi. Come Eva, altra grande antenata delle Riot Grrrl. Credo che disobbedire sia fondamentale in molte fasi della vita ed io da piccola ci ho dato dentro a più non posso. Questo ha causato guai, rallentamenti, sgridate e lacrime  ma ho sempre esercitato il libero arbitrio e questa è una delle cose di cui mi vanto. Poi non so cosa sia successo, forse ad un certo punto ha avuto la meglio il senso di colpa ed alcune vicissitudini spiacevoli della vita. Ho incominciato a sentire il peso di questo vaso ricolmo di dolore ed ho iniziato ad identificarmi in quello. Il male del mondo è passato da peso sulle spalle ad essere parte di me. Così ho incominciato a muovermi  come se camminassi sulle uova, sicura di dover proteggere le persone che mi stavano vicino dal mostro che avevo nel cuore. Filtrando rabbia,  frustrazione, paura non ho fatto altro che amplificarle e restare ferma per un discreto lasso di tempo. Solo ultimamente mi sono resa conto ed ho imparato ad accettare che quel vaso è presente nell’anima di tutte le persone. Anche  in quelle da cui non te l’aspetti. La differenza a volte sta solo nella consapevolezza di se’. Ho anche imparato a domare, il più delle volte, queste bestie e incanalarle in sentimenti nuovi ed utili per la mia sopravvivenza.  A volte, sono talmente consapevole delle mie emozioni che posso dire con certezza in quali parti del corpo si manifestano. La paura mi sta sotto lo sterno, la frustrazione è un brivido che mi scende lungo le braccia, la rabbia è il fuoco che m’incendia le guance.

Pensando a quest’assonanza con Ninin mi viene anche in mente che molto dipende dall’interpretazione che tu vuoi dare ad una cosa, cosa vuoi che ti racconti. Esistono tante interpretazioni dei fatti quante sono le persone che non hanno perso il vizio di pensare con la propria testa. Gli altri si muovono un po’ come zombie e fanno volume ma forse anche quello è solo libero arbitrio usato alla cazzo di cane.

In questo momento mi piacerebbe parecchio tornare indietro nel tempo, quando dopo pranzo, noi femmine di casa ci buttavamo tutte sul lettone dei nonni e creavamo il nostro “Gineceo”. Restavamo per un’oretta lì a pigroneggiare e spettegolare un poco. Mi piacerebbe sollevare la questione ad una Ninin insolitamente pacifica perche’negli ultimi tempi era sotto Prozac. Mi pare di sentirla mentre mi risponde serafica : Ay Valeringa, Valeronga cosssa vuoi che me emporti,dopo  andiam a fare un po’de ischopping da Sacks così non ci pensi più. Genio.

IMG_5919
Ninin con un rappresentante dei mali del mondo: Cirillino la bestia di Satana

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...