Le marmellate di D.

Cielo grigio su, foglie gialle giù, nel cuore una palude insanabile che sta incominciando a farmi girare ben bene quegli ammennicoli misteriosi che stanno lì, fra le pieghe dei maschi, forse , solo a bilanciarne il peso.E’ perciò evidente che questa sia  una di quelle giornate in cui non riesco a tenere a bada il mostro che alberga  in me, di solito sopito, stamattina si  è svegliato incazzato come un puma , maledicendo in ordine alfabetico tutti gli esseri viventi e non di questa terra.

Sono giorni in cui mi trovo a pensare a cose orribili in cui prende il sopravvento il mio lato più nero e mi ritrovo a pensare solo due cose:la prima :esticazzi, ne  ho di ben donde! E la seconda :  è abbastanza inutile che me la tiri con fantasie distruttive, tanto là fuori è pieno di professionisti partirei già svantaggiata. L’unica soluzione sarebbe fare come mago Merlino: pantaloncini improbabili con le palme e via! Honolulu sto arrivando!

Invece guardo il saldo in banca  e mi rendo subito conto che la meta più ambiziosa, attualmente, sarebbe Carmagnola , così scaccio i grilli per la testa e mi metto a cucinare.

Posso dire, con un misto d’ orgoglio e rassegnazione, che sicuramente ci sono degli aspetti della mia vita che non riesco proprio a mettere in ordine, l’allerta è sempre dietro l’angolo, per così dire, ma dall’altra parte, invece, sento  di avere avuto la fortuna sfacciata, di aver riempito la mia vita con persone straordinarie. Eliminato il superfluo, c’è più spazio per la bellezza e da alcuni anni, avendo tagliato rapporti consumati e squilibrati, mi ritrovo circondata da persone straordinarie.

Tra queste c’è D.

D. è la mia vicina di casa.

D. è una piccola grande donna, una guerriera per la verità. Nonostante le vicissitudini della vita, che si sa, non stanno esattamente a guardare chi hanno davanti e dispensano gioie e dolori un po’ “ad minchiam”, generando in me ,rabbia e frustrazione a pacchi; Lei ha la potenza di una tigre e il cuore di panna delle pubblicità anni ’80. Il mix è esplosivo.

D. crede tanto nelle mie doti, tanto da avermi commissionato , per fare un regalo a delle persone che le sono state molto vicino, una cinquantina di barattoli di marmellata. Chi mi conosce lo sa: il verbo ” Procrastinare” l’ho inventato io, ed in queste giornate sulle montagne russe , che mi sono trovata mio malgrado ad affrontare, devo confessare che ho fatto un po’ di fatica a trovare la giusta verve per iniziare . Ma poi ho pensato ad un sacco di cose che ci siamo dette. A tutte quelle volte che mi ha dato coraggio, quando, metaforicamente, io mi sbucciavo un ginocchio e lei era stesa a terra. Così, naturalmente, ho incominciato. E ci sto mettendo tutto l’impegno e l’amore, che altrimenti avrei buttato al vento.

Lo metto in pentola insieme alla frutta, mescolando con lo zucchero di canna, con le spezie e con la fanciullesca speranza che a qualche cosa serva, che un po’ tutto questo bene doni sollievo.Comunque mi accontenterei solo di fare un buon lavoro, di fare il mio.

Poi penso che la cucina è così: noi siamo fortunati, per noi è nutrimento ma anche un atto d’amore,   dovremmo ricordarlo sempre. Dopo trenta secondi, penso anche che dovremmo  spegnere la televisione quando fanno vedere quei minchioni che parlano d’eccellenza sponsorizzando  porcate industriali fritte in olio di palma e ipocrisia. E capisco che no, la strada della spensieratezza è ancora irta di ostacoli e quindi  è meglio rimettersi al lavoro.

 

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