Oh Ben: la schiscetta fighetta

Se la settimana ha deciso d’iniziare così che lo dica subito, passo alla prossima!

Torino si è svegliata sotto una coltre di nebbia , aprire le finestre per cercare un valido motivo per uscire e trovare questo spettacolo è un tiro mancino del destino che faccio fatica a digerire.

Se  aggiungiamo annessi e connessi in stile Fantozziano, dolorini da ottuagenaria e umore ai minimi storici,

mi rendo subito conto che se voglio arrivare a venerdì senza aver ammazzato nessuno o aver ceduto alle lusinghe dello Xanax, ci devo mettere un sacco d’impegno e di cura.

Quand’è così , diventa una lotta contro il lassismo e  la pigrizia: il cercare di non lasciarmi andare alla deriva sporca di cioccolato e avvinghiata ad un piatto spropositato di tortellini, fedeli compagni dei giorni più neri e trovare in me un briciolo di dignità, diventa un’impresa titanica , ma ,  d’altronde, non essendo nemmeno vicina a quei giorni un po’ speciali,quando vesto i panni  di Topazio: mostro di lacrime e dolore, insignito del marchio di più grossa sfigata delle soap opera latino americane, non ho molte scuse da accampare.

In questi momenti, riesco persino a pensare che sarebbe bello tornare indietro nel tempo, quando stavo a casa con i  Mariachi, quando la privacy era una parola zozza ed io vagavo truccata come Moira Orfei sbandierando i miei ormoni di qua e di là , rivendicando diritti a caso e pensando sempre al compagno di classe tamarro che tanto mi faceva battere il cuor.

Sarebbe bello, dicevamo. Potrebbe eventualmente essere una consolazione, se non fosse che subito mi sovviene alla mente la mia cara Madre che mi fa un bel gesto dell’ombrello e mi dice: -se avessi voluto farti tornare indietro avrei partorito un boomerang!-

Ed è così che muoiono i sogni, oppure i piani B nati dalla più nera disperazione.Perciò occorre rimboccarsi le maniche e fare qualcosa per migliorare la situazione in fretta.

Di solito con me funziona concentrarmi sul corpo e sul cibo.

Cerco di mangiare bene  dal Lunedì al Venerdì, per potermi concedere un week-end all’insegna di qualche sacrosanto stravizio, perché ormai ho capito che di sole virtù non vivo e la mia resistenza massima a far la brava è di cinque  giorni su sette. Di solito in quei due miseri giorni vanifico ogni beneficio, ma poco importa, dato che un equilibrio instabile è pur sempre un equilibrio , bisogna sapersi accontentare. Riconosco che  il mio approccio nei confronti del  cibo è per un 70% alla Bud Spencer e per il restante 30%  in stile Gwyneth Paltrow. Più scissa di così non si può.

Così da un’annetto mi è venuta quest’ idea di portare  i pranzetti al lavoro in stile Nipponico: I Bento Box.

Non sono null’altro che la versione fighetta delle nostre Schiscette, a loro vantaggio hanno due cose: nutrizionalmente equilibrati ( almeno loro) ed esteticamente graziosi, sono veloci da fare, belli da vedere e buoni da mangiare in più regalano crediti ” Senso di colpa” e quando arriva il week end ti senti libera di gridare, come una Leonida inferocita:-Questa è Spartaaaa! Affondando le fauci godute in un sbrodolante Fazzoletto alla ricotta: prelibatezza della pasticceria  siciliana sotto casa, che presto vi presenterò.

Intanto ecco alcuni esempi di Bento Box:

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