Quella volta che NON 

Sono mesi infiniti che non scrivo.

Non lo faccio perché non sempre si ha qualche cosa da dire e ben venga. Perché la mia vita, in questo momento è tutta rivolta alla realizzazione di un sogno e per questa ragione quasi tutte le mie attenzioni  sono indirizzate a quello.

Non che qualcuno ne abbia sentito la mancanza ma d’indole sono sempre predisposta a scusarmi un po’ più del dovuto.

Sarà perché sono  cresciuta con un’educazione Cattolica?

 Forse perché sono un po’ insicura?

Sarà anche perché sono una donna?

Ecco appunto.

Leggo moltissimo invece.

Leggo principalmente libri di una  leggerezza imbarazzante perché non ci vedo bene e non ho voglia di mettere gli occhiali.

 Ma anche perché la mia soglia di attenzione può essere paragonata a quella di un neonato.

E anche perché, la sera quando mi metto nel letto, ho già la bolla al naso dopo pochi minuti, se dovessi  leggere “ Guerra e pace” Lo finirei alla mia decima reincarnazione.

Leggo i giornali.

Tutti i giorni.

Purtroppo leggo tutte le cattiverie ( perché è di questo che si tratta. Non di “opinioni” ma di cattiverie) che scrivete e mi vergogno un po’ per voi.

Pare che la soglia della civiltà abbia optato per l’eutanasia e  quasi mi viene da dire che il diritto di parola va un attimo rivisto.

 A schiaffoni.

Ultimamente l’attenzione è tutta rivolta alla violenza sulle donne.

E “ vivaddio” dice la parte di me Pollyanna. 

“ Ma fatti furba” dice l’altra, che la sa molto più lunga e ha capito benissimo che lo sforzo non ha come obbiettivo la presa di coscienza ma il sensazionalismo.

La gocciolina che ha fatto traboccare il mio vaso di Pandora personale, è il fattaccio accaduto a Hollywood di quel produttore che ha molestato una cospicua quantità di donne indisturbato per moltissimi anni, spalleggiato da un clima di omertà fino all’attuale pioggia di denunce.

 Oggi il Re è nudo.( Uno dei)

Allora, partiamo dal presupposto che per me dovrebbe essere abolito anche il termine “ Femminicidio” insieme a tutta la cricca di parole ghettizzanti.

Che sono una donna ed in quanto tale piuttosto che aderire alla compagna  “#quellavoltache” proporrei una piccola modifica in ” #quellavoltacheNON”

Perché confrontandomi con altre donne da sempre  non ne ho ancora conosciuta una che non abbia subito una qualche forma di molestia.

Tutto ciò non ha nulla a che vedere con la bellezza, con l’atteggiamento, con l’intelligenza.

Ma voi pensate davvero che, cosa ne so, una bambina di 5 anni possa avere un atteggiamento provocante?

Ma ci andate a dormire sereni con questi pensieri la notte? No, perché io per molto meno mi rigiro nel letto per ore, mi piacerebbe carpirvi il segreto.

Tutto quello che è stato detto  su Asia Argento, in questo caso e su una qualsiasi persona  in tutti gli altri casi, si chiama colpevolizzazione della vittima ed è una cosa  che (perdonatemi il linguaggio tecnico) fa vomitare.

A prescindere.

Vi viene più facile farlo con chi ha un passato ribelle,

con chi vi sta un po’ sul culo,

con chi ha delle inclinazioni che disturbano il vostro senso del pudore, ma in realtà non si salva nessuno da ridicolizzazioni gratuite e giudizio.

Queste orecchie, sentono quotidianamente, una quantità incalcolabile di battute a sfondo sessuale (che hanno smesso di farmi ridere in terza elementare) e sanguinano.

Sentono e sanguinano.

Parecchie ore al giorno.

Tempi addietro un paio di manate sul culo non sono riuscita ad evitarle. E udite , udite: Non ho reagito.

E’ stato talmente forte il mio stupore e  il senso di vergogna , che non sono riuscita a reagire.

Cornuta e mazziata insomma.

Non solo uno di cui non te ne frega nulla, con noncuranza , al grido di “ EFFATELAUNARISATA”  ti tocca senza che tu lo desideri minimamente.

 Dopo te ne vergogni TU.

Sapeste quante volte avrei voluto essere diversa e rifilare una bella pizza da manuale al simpaticone di turno.  Ma non l’ho fatto e questo prurito alle mani me lo porterò dietro tutta la vita.

Per fortuna poi s’invecchia.

A pensar male verrebbe da dire che siano cose che vengano minimizzate dalla società e per questo lasciate cadere.

Della serie era un simpatico scherzetto tra amici. (Poi però mi dovresti spiegare come mai lo fai me e non a Salvatore.)

 

Io non ce l’ho con gli uomini in generale e tendenzialmente, cerco di circondarmi di gente capace di sinapsi un po’ più complesse di “Calza a rete= troia” ma con la massa volente o nolente ti ci devi confrontare almeno un po’ e lasciatevelo dire, la situazione è imbarazzante.

La cosa che mi lascia atterrita e incredula è la reazione delle donne o meglio delle femmine. Che fanno le pulci sul passato, minimizzano e giudicano, manco fossero tutte uscite dall’azione cattolica ed anche se fosse non sarebbe una cosa di cui vantarsi.

Io con voi ce l’ho un po’ di più perché lo so che lo sapete come ci si sente e se non lo sapete, mi viene il dubbio che invidiate. Ed invidiare una molestia, confonderla con l’apprezzamento la dice lunga su come siamo messi male da un punto di vista evoluzionistico. E se mi sono a stento abituata allo sguardo scanner “scarpe-vestiti-capelli” che mi rivolgete quotidianamente per foraggiare le conversazioni da mensa, a questo no.

Questo non lo riesco a digerire.

E meno male.

Apprezzate il silenzio di tanto in tanto.

Provate a tacere, almeno fino a quando non sarete in grado di elaborare un pensiero che enunciato, possa regalare una speranza  al mondo.

In caso contrario tappatevi la bocca, o meglio ritirate le manine dalla tastiera, coraggiose creature!

La situazione è già pessima così, non vorrete certo peggiorarla.

Potremmo definirlo una sorta di riciclo del pensiero inorganico. Che inquina ed una volta fatto serve solo a fare disordine.

 Magari tra quei pensieri di merda che vi troverete ad elaborare non è tutto da buttare,

magari un giorno vi ritroverete a creare un pensiero empatico nei confronti di qualcuno e scoprirete che non è mortale.

Condivido con voi un ultimo ricordo e poi torno a leggere Dagospia.

A 12 sono andata alle giostre con la mia migliore amica di allora. Abbiamo fatto un sacco di giri sull’ottovolante. Mi divertivo così tanto che non volevo più scendere, allora il “gentilissimo” giostraio più che trentenne mi ha regalato un altro biglietto e veloce come una faina mi ha schioccato un bacio sul collo.  Io sono diventata tutta rossa, avevo un senso di disagio che non riuscivo ad identificare figuriamoci a reagire.

Ma siccome ero poco più di una bambina ed ero già sulla giostra, l’altro giro l’ho fatto, mi sono anche divertita, guarda un po’.

La mia migliore amica a me non ha chiesto nulla ma  ha colto l’occasione per informare telefonicamente mia madre del fatto che io mi lasciavo sbaciucchiare dai giostrai per fare dei giri gratis.

Se qualcuno ha delle indicazioni su come mi sarei dovuta comportare in quel caso,

è pregato di farmelo sapere quanto prima.

Perché le mie  mani prudono ancora 

 

 

 

Annunci

Anima migrante

22 aprile 2016

Sei una grandissima rompipalle,

Lo sai, si?

Lo so, grazie.

Ma non è questo il punto. Puoi gentilmente alzare il culo ed andare a fotografare quella signora là seduta sulla fontana? Hai visto com’è bella? Ha la gonna gialla come la bici, muoviti dai!

Va bene , però la foto è più bella in bianco e nero.

Ma figurati, con questi colori!

Vuoi scommettere?

Che mi mangerei la lingua piuttosto che darti ragione. Ma hai ragione e intimamente me ne compiaccio.

Lo sai che ho 4 nomi?

Io ne ho 6

Che cazzo di nome è Aminta? 

Però è carino.

Ti hanno dato i nomi di tutti gli evangelisti , come hai fatto a venir su così stronzo resta un mistero.

Sei dimagrito.

Pesi 30 chili bagnata.

Ma io mangio.

A proposito, ho fame.

Ma abbiamo appena fatto colazione! Ok, stavolta scegli tu.

Il formaggio mi fa schifo , le ostriche anche ed i conigli mi fanno pena.

Com’è il tuo rapporto con le cozze allora?

Non me le tirare.

Guarda come ti sei ridotto ma la metti la protezione? hai quasi 40 anni ma puoi? La Nivea…Oh cazzo mi sono ustionata. 

Al parco. 

A Torino.

Il sangue latino.

meno male che ti vedo una volta ogni sei mesi.

Si forse è meglio. Comunque mica te l’ha ordinato il medico.

Dove andiamo adesso?

ti devo far veder una cosa.

Sei felice?

Si, molto. E tu?

Io mi sono impantanata. 

Ma è solo una pausa per prendere fiato. 

Credo.

Forse me ne voglio andare.

Vai. 

Te lo ricordi quando me lo dicevi tu?

Si.

Che sia chiaro, non è che non dormo la notte se non sei felice.

Guarda che nemmeno io mi strappo le vene ma se lo sei è meglio.

Sei fortunata.

Sei importante.

Che poi non sei una mia amica.

Chi se ne frega che cosa sei.

A questo punto la memoria si offusca e  e non ricordo più cosa dici tu, cosa dico io. 

E’ come un gigantesco battito.

 Una danza scordinata e fuori tempo, non bellissima da vedere ma molto liberatoria.

Ci sono incontri che hanno l’immenso privilegio di non farsi fregare dalle definizioni. 

Non si lasciano limitare, 

succedono  e basta .

Forse solo per trovare il coraggio di spingersi fuori da se stessi e ritrovarsi.

O forse solo perché devono succedere.

Ti avvicini un po’ per gioco e un po’ per caso e poi in un lampo fai un frontale con l’anima dell’altro.

Non  t’interessa più il perché è il percome  ma sei sollevato se sta bene.

Tu tira di là, io resisto di qua.

Ti do una spinta ad andare avanti. Poi tocca a te.

Tu vai.

Io continuo ancora un po’ a cercare di qua.

E rischia cazzo!

Si.

Se rischi anche tu.

Non dirmi mai che sono una creatura speciale.

Più che speciale ti definirei bizzarra.

Grazie, preferisco.

Torna quando devi tornare basta che torni felice.

Magari io non ci sarò. 

O forse si.

Forse la prossima volta litighiamo.

Non vedo l’ora.

Capita raramente nella vita. 

Eppure non sarebbe una cosa così difficile.

Sulla frase ” Ti voglio bene”  basterebbe non mettere l’accento sul voglio col suo bagaglio di frustrazione e aspettative e concentrarsi più sul bene.

Che non è necessario conoscersi tanto, 

l’importante è riconoscersi.

A tratti un colpo di fortuna.

A tratti un incidente.
 
  

 

 

 

 

How to disappear completely

E’ stato un movimento lento ma costante, nemmeno troppo programmato per la verità.

Non posso dire con certezza quando è incominciato.Ma la sensazione è questa:

Sentirsi improvvisamente svuotati di tutto, deporre le armi. Lasciare andare tutto quello che è stato. Riconsegnare al mondo uno sguardo diverso.

Forse più distaccato.

Forse solo più compassionevole.

Come una danza di luce ed ombra.

Un pienissimo vuoto.

Un balzo in avanti indugiando nella memoria.

S’inizia sempre dalle cose più semplici per non demoralizzarsi subito. I mobili, Il computer. Poi i dischi e i film. I libri non letti. L’agenda piena di numeri che non ho mai chiamato. I vestiti. Tutti. Tengo un paio di jeans, la camicetta di lino bianca senza maniche. la felpa bordeaux. Gli anfibi del liceo.

Svuoto la dispensa, di nascosto lascio tutto in una scatola di fronte a casa di Roberto e della sua dignità.

Rimane l’indispensabile. Lo zainetto rosso. L’ipod e la coperta azzurra della nonna, quella con le barche. Quella che da sola riempie lo zaino. Quella fatta per le piratesse . La Moleskine e due penne nere, una con la punta sottile ed una più larga. Un piccolo portamonete Giapponese di raso blu  che ho comprato con madre a Panama tanti anni fa.

Mi preparo a lasciar andare anche le poche certezze e le granitiche ideologie.

Smetto di comprare i giornali.

Smetto di cercare di cambiare quello che non posso cambiare.

Accarezzo il mio corpo e la mi anima e dico che andrà tutto bene.

Sono a buon punto.

La prima parte non è dolorosa, non fa paura, ci si sente subito più leggeri.

Perciò lentamente, via le fotografie. Le guardo una ad una e le saluto. Mi riconosco in quasi tutte. Ma è come se fossero tutte persone diverse, non sono io. Io di adesso intendo. Non ricordo il nome di alcune persone che ridevano con me in quelle foto. Eppure sembravamo così legati.

Legati che brutto termine per definire il volersi bene.

Via i diari. Che forse è giusto accettare che sia la  mente a selezionare quello che c’è da portare.

Via i disegni, non tutti questo è ovvio. Ho creato un minuscolo collage con tutti quelli non finiti, ci sta il racconto di tutta la la vita eppure non occupa più di dieci pagine della Moleskine.

Interessante.

Le persone non si abbandonano mai. Al limite si cresce. Allora penso che sia il momento di  lasciare le resistenze. Il rancore. La competizione. Resta solo chi vuole restare senza paure senza costrizioni. Per la gioia di darsi.

Saluto le vecchie aspettative.

Decido che non le sostituirò con altre.

A questo punto mi guardo intorno e sorrido. la casa è quasi vuota. So di aver fatto un buon lavoro. Scendono lacrime e salgono sorrisi  contrastante beatitudine.

Alla fine resta poco ma è  comunque troppo. Penso che avrei potuto fare di meglio ma va già bene così. Restano Vladi e Ciro, la mia famiglia. Quella di origine. Quella che ho scelto. Resta l’Ukulele. Resta un mestiere. Resta la passione. Tanta, incontenibile. Per la vita. Restano gli amori. Gli incontri fugaci e speciali che lasciano un segno nel cuore.Che  danno la spinta alle gambe per camminare.

Ciò che lascio resta. Ciò che resta è ciò che lascio.

Ed io inizio a lasciarmi vivere.

 

santiago

 

Hasta la vista

Caro 2016, sono ormai mesi che ci frequentiamo e prima che tu te ne vada via per sempre, lasciandomi sconcertata dal tempo che passa ma anche francamente un pò sollevata, perchè, occorre che te lo dica, sei stato despota, capriccioso e decisamente impegnativo; sento di dover ripercorrere con te alcuni passaggi di questa nostra conoscenza.

Quando sei arrivato, devo ammettere in tutta onestà, che mi hai dato di che ben sperare.

Eri nuovo, gagliardo, pieno di aspettative.

Io una donna in lenta ed inesorabile evoluzione, se così vogliamo dare un colore un pò meno triste al mio impetuoso avvicinarmi alla decadenza.

Ma con te avevo trovato una nuova energia, speranza per il futuro e diciamolo pure, mi sentivo pure un pò più figa.

Abbiamo passato attimi pieni di gioia e spensieratezza. Durati, come spesso accade pochi giorni.

Dopodichè ti sei manifestato nella tua più autentica realtà:

Non me ne avere, ma sei un grandissimo rompicoglioni.

Preciso, despota, permaloso. In men che non si dica hai rimescolato tute le carte quando pensavo di essere arrivata al punto. Hai piantato su un casino e mi hai lasciata lì un pò confusa, come a dire, ma di nuovo siamo al punto di partenza?

Si, carina. Siamo di nuovo lì.

C’è una  verità che una donna comprende solo quando, il filtro di Instagram diventa il suo migliore amico e te la vado immediatamente a narrare:

il dolore cambia.

Perciò te lo voglio dire, non hai lasciato grosse ferite ma più che altro un senso di sconforto generale.

E non parlo solo di me come persona è stata na rottura di cazzo più eterogenea la tua.

Roba da professionisti.

Che manco quando c’ho avuto Saturno in quadratura per anni, dico ANNI nel segno.

E ti assicuro che sono stati tosti.

Tu hai avuto un approccio multiplo, oltre a obbligarmi a rivedere delle cose di me stessa,  cambiare rotta quando necessario a prendere finalmente delle posizioni chiare su ciò che voglio e ciò che proprio mai e poi mai vorrei di nuovo.

In linea generale perchè sarebbe troppo lunga, già io non possiedo il dono della sintesi e sono vittima dei refusi, cercherei di sintetizzare,se sei d’accordo.

Ma minchia.(E potrei anche fermarmi qui)

E le guerre, il dolore inenarrabile dei migranti, il razzismo sempre più dilagante, il vuoto tra le persone, la distanza, la terra che trema, gli attentati,i politici che ci prendono così palesemente per il culo.

Giuliano Ferrara che non muore mai.

Le dipartita, invece, di personaggi talmente pieni di significato senza la parvenza del benchè minimo ricambio generazionale.

L’ultimo scherzetto dei giorni scorsi, con l’elezione del pulcino pio ingrifato, che in un momento di isteria complottista pensavo fosse stato messo lì per far apparire l’altra megera un benchè minimo accettabile.

Ma tu dici che veramente noi facciamo parte di quella generazione che fa la storia guardando i Simpson?

è triste ma è così.

ma non mi voglio addentrare oltre perchè non sono una che ne sa a pacchi, ho una cultura un pò a macchia di leopardo e preferisco non andar oltre.

Però una cosa te la voglio dire, se c’è una cosa che ho imparato è che sono proprio gli stronzi che t’insegano a vivere. Sono le esperienze più difficili che ti definiscono come persona, che se sei fortunato e le prendi dal verso giusto ti danno una marcia in più.

E così è stato almeno per me, anche se temo uno dei tuoi scherzetti al rush finale.

Volevo dirti che sei stato una merda.

Però onesto.

Hai tolto solo quello che andava tolto e mi hai imposto di trovare nuove direzioni, di mollare la presa, di alzare le mani di fronte a battaglie antiche, insanabili, obbligandomi a prendermi carico completamente di me stessa.

Per questa cosa ti ringrazio. Perchè in tutti i rapporti alla fine ci sono cose belle e cose brutte.

Voglio dirti che nonostante tutto l’impegno che c’hai messo non sei stato fatale.

Solo molesto. E che dentro questa personcina fatta di  migliaia di personalità, hai aggiunto forza. Ma che se l’ho presa bene è anche grazie a quella mezza scema di Pollyanna che alberga in me. Finchè ci sarà lei e quello sguardo ingenuo e speranzoso nei confronti del mondo, nula mi sarà mai tolto. Semmai ridefinito.

Quindi, ciao 2016, so che ci lasceremo tra poco, ma ti prego, restiamo amici.

2016-medio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Metafisica dei sentimenti

Chi c’è c’è, chi non c’è non c’è.

Diceva nonna Anita quando andavamo tutti a tavola. E stai pur certo che se non arrivavi in tempo, Nonna Anita c’era ma il pranzo non c’era più.

Dunque chi c’è c’è dicevamo. Niente di più semplice e vero.

Chi c’è c’è anche quando non c’è, per dirne una.

Chi non c’è, non c’è manco quando ti dice che c’è. Ti dice che c’è per poter dire che c’era e questa è tutta un’altra storia.

Chi non c’è non è che c’è, il più delle volte ci fa.

Chi c’è c’è. C’è perchè lo senti in un angolo preciso tra il cuore e la pancia.

Cercalo, vedrai che lo trovi. Dici di no? Fidati, c’è.

C’è che passa il tempo e pensi che sia normale dire” Figurati se c’è. No, che non c’è.”

Invece c’è. C’è anche sei tu che non ci sei tanto. C’è sempre perchè non è che uno si sveglia la mattina e dice che c’è. C’è e basta e questa è l’unica, sola e incantevole poesia che c’è.

Tra due che ci sono che siano amori, amanti, amici, una scimmia e un camaleonte, c’è qualcosa che c’è, senza tanti fronzoli.

Chi c’è c’è. Non ha bisogno di altro. C’è e basta e tu te ne accorgi perchè in quella parte tra il cuore e la pancia, c’hai tutto un casino ma anche una vocina che dice che c’è qualcosa che c’è.

E il resto non c’è. E meno male che non c’è altrimenti non ci sarebbe posto per quello che c’è.

Le cose sarebbero così semplici, chissà perchè ci ostiniamo a complicarle.

 

KID (THE)

 

 

La madre dei cretini è sempre incinta

Sig.ra Lorenzin la prego, inorridisca.

Ho 37 anni, inizio ad avere le prime rughe. Non sono sposata nè divorziata.

Ringrazio ogni giorno dio, allah, jehova e tutta la cricca d’invasati (perchè volevo dirle che sono anche atea. La prego, inorridisca.) di non aver procreato in passato con un paio di mentecatti a cui mi sono avvicinata.

Oltrettutto non voglio figli.

La prego, inorridisca.

Curo il mio corpo.

Lo nutro.

Cerco di dargli una manutenzione tutto sommato accettabile.

Faccio l’amore con chi mi piace e quando mi piace a solo scopo ricreativo, cioè con l’unico obbiettivo di incrementare il mio benessere psicofisico e quello del mio partner, quando tutto va come deve andare.

La prego, inorridisca.

Conosco molto bene le conseguenze di una fertilità sbarazzina e mi creda, miete solo vittime. Il fatto di doverlo ricordare ad una “donna” anagraficamente matura e che pare abbia studiato è perlomeno inquietante, ma se vuole un giorno le faccio un disegnino.

Ho un lavoro ed una cospicua parte mi viene prelevata anche per pagare il suo stipendio, quindi tecnicamente lei dovrebbe essere anche una mia dipendente. Non me ne voglia se mi permetto di dirle che ci sono buone possibilità che lei abbia sbagliato mestiere. Di brutto.

Vivo la mia vita tutto sommato con gaiezza e molte passioni.

Ho una famiglia numerosa, amici, animali. Ai quali, senza distinzione, offro il mio amore. Sono una donna realizzata e felice e non ho grossi problemi economici, perciò se non ho un figlio è perchè l’ho scelto e mi ritengo fortunata.

Quando ho letto di questa bella iniziativa del “fertility day” spontaneamente mi è balenata nella mente l’immagine di  un uomo che, con un grosso siringone ingravidava una vacca. Subito dopo mi sono chiesta se poteva considerarsi un successo per lei e quella banda di astuti geniacci a cui è venuta in mente questa cosa, offendere e far imbestialire così tante persone tutte in una volta. Visto come vanno le cose in Italia di solito, credo di si.

Poi ho pensato che in effetti, siete appena tornati dalle vacanze, non ci sono grossi problemi nel nostro paese.

Non cade mica a pezzi.

Non siamo mica nel bel mezzo di una crisi economica ed umanitaria.

Ci sta che in un momento di calma piatta venga in mente una cazzata del genere.

Comunque Sig.ra Lorenzin torniamo al punto. La prego, inorridisca. Inorridisca della mia vita e continui a far sbandierare clessidre, cronometri e orologi a cucù, nella vana speranza che io cambi idea e finalmente mi decida a fare il mio dovere da donna. E mi scusi, mi ero completamente scordata che siamo nel medioevo. Oltrettutto recentemente ho perso il cilicio mentre fuggivo dal rogo.

C’era proprio bisogno di una “donna” come lei che mi venisse a dire cosa devo fare delle mie ovaie.

La prego. Inorridisca, perchè finchè inorridiremo l’una dell’altra, la linea di demarcazione tra i nostri pensieri sarà bella netta. Ed io potrò continuare ad andare a dormire felice di non aver dato i natali ad un altro imbecille in questo povero, sovraffollato e pazzo mondo.

mucca

 

 

 

Samantha

Samantha non è né giovane né vecchia ma è tenuta bene e viaggia a testa alta con gran dignità. Samantha batte bandiera Brasiliana ed è mantenuta a galla e in ottime condizioni da due tra le più belle persone che mi sia capitato d’incontrare nella vita. 

Samantha è stato il mio regalo di compleanno. 

Samantha è stato un caso. 

Come tutte le cose belle l’ho trovata mentre cercavo altro. Facevo un paio di conti su come amministrare il mio spazio là dove ci sta la metà di me e l’altra con non poche paure pensa di andare. Alla fine il mio spazio non l’ho trovato dove sembrava più logico che fosse. invece si continua a cercare. 

Pero’ho trovato Samantha e mi sono fatta un’idea più precisa su un paio di cose importanti della vita e secondo me è molto di più.

Samantha, dicevamo, ha buttato l’ancora di fronte  all’isola Chichime, arcipelago di Sanblas. Il posto da cui prendono spunto le scenografie dei tuoi sogni di aprire un chiringuito sulla spiaggia. Si. Anche dei tuoi, che magari non l’hai mai sentita nominare e adesso lo sai.

Si chiama Sanblas.

Ma tanto non lo potresti fare perché è territorio esclusivo dei kunas e bene che sia così.

Samantha a vele spiegate mi ha condotto all’incontro con me stessa. Sigue El brillo del sol!

 Sono partita sola e son tornata parte di qualcosa. Il bello del viaggiare da soli è anche  un po’questo. Viaggi nudo perché non ti porti appresso la visione di te di nessuno. E quello che dai è esattamente quello che hai da dare. Sono stata fortunata e per tutta una serie di contingenze questo viaggio si è arricchito d’incontri perfetti.

Nessuna collisione.

Un’armonia  di vite che si sono intrecciate in maniera naturale per pochi, pochissimi giorni. Uno in più e non sarebbe stata la stessa cosa. La consapevolezza di sapere che momenti come questi dipendono da un intricato sistema di magie che non si possono chiedere ma succedono e basta mi ha pacificato pure con alcune cose. 

Anche questo è stato Samantha.

Ho speso il mio tempo con due creature che hanno lasciato che sbirciassi nella loro dura e incantevole vita. Frutto di una scelta. La più logica che ci sia. Di vivere lavorando e godendo a più non posso di quello che il mondo ha da offrire. Figli del mare.

Cuori mozzafiato. 

Con tranquillità, le giornate passavano tra tuffi all’alba, la pesca, l’incontro molto ravvicinato con un Placido squaletto, il dono di una torta di compleanno che ci ha messo due ore e mezza a cuocere perché Samantha ha un forno che fa un po’cagare. 

Inutile dire che era buonissima. 

Il salvataggio di un talingo che stava affogando. Un doppio carpiato lanciato da una palmetta mentre bimbi kunas se la ridono di gusto per il risultato non del tutto soddisfacente, a loro avviso. La visita sul catamarano “selfmade”di un tizio Tedesco incredibile. Un pirata. E poi le feste dai vicini. Chitarre, birrette. Parole dette con gli  occhi. Calmi. Miriadi di bianchi e sinceri sorrisi.

Non abbiamo mai smesso di cantare. Io che mi vergogno forse anche di essere nata non potevo staccarmi dal mio ukulele. K. Da sempre, corpo e anima con la sua chitarra. È stato cantando che ci siamo raccontati chi siamo. Tutti e tre piacevolmente  colpiti da questa cosa. Mai successo di stare qui, così. A te? 

Tutto il resto rimarrà tatuato nel cuore. Benzina per i momenti più bui. Mio e basta.

Non ho mai smesso di pensare a questa cosa: C’è chi cerca la felicità e c’è chi cerca la bellezza. La felicità è legata all’Io. All’Io voglio per la precisione. La bellezza è tutta del Se’. La bellezza vive in quei momenti in cui semplicemente sei grato di esistere. Vorrei che la mia vita fosse una lunga catena di momenti di pura bellezza. Quest’anno è stato un anno duro e speciale. Ma nessun dolore e Pregno di momenti di bellezza.

C’è stata Samantha. 

Ho rivisto i tuoi occhi. 

Ed ho capito che “casa” è la’ dove il cuore è in pace.  

Il terzo velo

Adesso che ho scoperto che, dopo i Jeans con gli strappi finti vendono a cifre esorbitanti anche le  sneakers finto sporche posso dire con certezza che è giunto il momento di prendere baracca e burattini e trasferirmi su un isola deserta in compagnia di una colonia felina ad inveire contro l’umanità intera. Sto esagerando? E’ possibile. Ma  solo perché inizio a guardare le cose con la stessa quantità di distacco, stizza e allarmismo. E tutto questo per due validissimi motivi.Il primo è che sto iniziando a sentirmi stretta in questi miei panni. Il secondo è che sta cadendo il terzo velo.

Per il primo punto la faccenda è lunga da spiegare soprattutto per me che non sono stata omaggiata del dono della sintesi. In più credo che a voi, delle mie psicotiche elucubrazioni mentali freghi poco o niente, perciò se siamo tutti d’accordo salterei subito al secondo.

La caduta del terzo velo non è altro che un modo poetico per dire che ho incominciato il mio consueto periodo di depurazione alimentare.Tutto qui. Non è altro che il terzo punto di questa danza dei sette veli che sto facendo da qualche tempo e cioè eliminare un’abitudine che non mi fa bene ogni mese, per trovare il mio centro ed essere di conseguenza più felice.

In questo caso è un approfondimento del secondo velo che trovate qui:

https://surfyourlifeblog.wordpress.com/2016/03/30/il-secondo-velo/

Giusto per andare più a fondo alla faccenda e cercare di fare le cose, per una volta, come si deve.

L’ho già detto che non sono costante? E che, di conseguenza, faccio fatica a perseguire i miei obbiettivi? E che sono un vulcano d’idee che poi restano a morire tra i miei pensieri? Si, mi pare di aver fatto outing un paio di post fa. Quindi adesso posso anche provare a farmi un complimento.Dovrei potercela fare. Ho un immenso spirito di sacrificio e l’abilità di trovare il lato positivo in quasi tutte le cose. C’è da dire che non sono doti innate,le ho dovute trovare in me anni fa quando ho dovuto affrontare il periodo più difficile e allo stesso tempo illuminante della mia vita.

Non è un argomento che amo approfondire, ma in soldoni posso dire che ad un certo punto della mia storia ho dovuto rimboccarmi le maniche e decidere che se volevo rimettermi in piedi, in ogni senso, avrei dovuto farmi un bel culo. E così è stato. Ed è una delle poche cose che mi rende orgogliosa di me stessa. Inaspettatamente l’attenzione all’alimentazione ha avuto un ruolo fondamentale e come accade spesso alle persone che si obbligano a fare le cose per farsi del bene, finisce che poi ti appassioni.

Così da qualche anno leggo moltissimi libri e blog sull’argomento nutrizione ma soprattutto sperimento su me stessa. In questo momento sto facendo un percorso che implica la rinuncia a lieviti, carni rosse, latticini, zuccheri raffinati, caffè e alcolici e quasi tutti i prodotti confezionati.C’è da dire che non è una cosa che si fa senza l’aiuto di un nutrizionista, quello è fondamentale per non farsi del male ed imparare a capire quello di cui ha realmente bisogno il nostro corpo senza fargli mancare nulla, perciò vediamo di evitare improvvisazioni ok?

Torniamo a noi.

In pratica elimino tutte le mie copertine di Linus e punto su un alimentazione basata su cereali integrali, frutta e verdura in quantità, legumi, semi oleosi, frutta secca, uova, pesce e pollo rigorosamente biologici e mi concedo di tanto intanto formaggio fresco di capra.

Ammetto che sia tutto tranne che semplice. Devi resettare il cervello e accantonare definitivamente per un periodo i cibi che assumi per ” consolarti” . Bisogna armarsi di fantasia e pazienza ma l’incremento in termini di salute, energia e gioia di vivere ripaga abbondantemente tutti gli sforzi e finisce che lentamente diventa uno stile di vita.

Siccome in questi periodi di restrizione la forma in cui presenti le cose assume un importanza determinante per riuscire ad arrivare al trentesimo giorno depurata si, ma non in preda ad una grave depressione, cerco di prepararmi dei pasti colorati e divertenti nel mio nuovo e splendido Bento box che porto tutti i giorni al lavoro. cercare di renderlo sempre diverso  è una sfida nella sfida. Così un po’ testare le mie capacità e un po’ per la curiosità di avere feedback da parenti, amici e conoscenti, ho preso a fotografarli e condividerli su Facebook ed Instagram. Fatemi sapere cosa ne pensate nel bene e nel male e se avete idee da proporre che ce n’è di bisogno!

Alcune persone hanno reazioni molto curiose quando vengono a sapere che stai affrontando questo tipo di sfida. C’è chi cerca di ostacolarti sventolandoti un calice di Prosecco oppure una porzione di Tiramisù sotto il naso con fare ammaliatore per farti  capitolare, senza successo. C’è chi ti guarda come se avessi deciso spontaneamente di tagliarti quattro dita della mano destra. E poi c’è chi con una punta di malcelata arroganza ti dice: si ,si.Bello.Brava , comunque sono più buone le lasagne al forno!-

Ma dai?  Meno male che me l’hai detto tu,altrimenti non ci sarei mai arrivata da sola.

Ad ogni modo complimenti per l’elasticità mentale.

Intendiamoci io sono una godereccia e vivrò sempre sospesa tra questa ricerca di benessere e la ricerca di sfondarmi di agnolotti e Barbera quando ne sento la necessità, ma fortunatamente non riesco a fare solo quello che mi chiede la panza e cerco anche di PENSARE  a cosa sia meglio per me. Perché mi voglio bene. Perché purtroppo non ho più cinque anni da mò.  Ma la cosa più bella è che le volte che capita che io mi conceda quello che mi piace senza pensieri aggiunti, l’ho DESIDERATO veramente, non è un moto automatico.

Ha un valore.

Che oggi manco le persone hanno un valore figuriamoci gli agnolotti.

 

IMG_0281
esempi di Bento Box

 

IMG_0280

 

IMG_0279

 

 

U’ Pestu: ricetta in dialetto

img_0048-1

 

Mi, intu u pestu ghe metu:

ù baxaicò

L’aggiadu

ù grana

ù pecurin

L’eoiu

I pineis

Preparaziun:

Taggia l’aggiadu, lavè e asciughè du baxaico, piggià e feùggie e metelu tutu intu u murtà

co u cicinin de sal, azunze ù grana, ù pecurin e pèstael cun ù cuggia de lègnu.

Azzunze l’eoiu e dù cuggià de pineis.

Fa bullì e troffie ù tempo necessà. Condite co o pesto e aegua de cottua.

Mangè co u gotu de vin bianco, l’oudù de mà e la famiggia.

 

 

Musica consigliata:

 

 

 

“Cahuachi” sapori tropicali a Torino

 

 

IMG_0032

E poi a San Salvario, per essere precisi in Via Berthollet 37, c’è questo negozietto piccolo e colorato che con i suoi odori, i suoi sapori e la musica latina che parte a tutto volume da una piccola radio nera, strategicamente posizionata su una mensola dietro la cassa; fa sentire a casa  quella parte di me che se potesse, starebbe scalza tutto il giorno a sorseggiare “Chicha de Avena”, negli occhi un mare blu infinito, il culo mollemente adagiato sull’amaca, un pappagallo “Ara” di nome Luigi come compagno di scorribande e molto, ma molto meno rumore nella testa. In realtà, lo sappiamo tutti benissimo che  non è quasi mai una questione di “potere” bensì di “volere”.Su questo punto ci sto lavorando assai intensamente e vista la maniera repentina in cui cambiano le cose, potrebbe pure essere che il volere prenda per una volta il sopravvento e mi spinga a fare delle scelte furbe. Ma questo è un altro discorso ed io sto nuovamente divagando.

Torniamo a noi.

Il modo migliore che conosco per sentirmi a casa, tanto per cambiare, passa attraverso gli occhi, la bocca e lo stomaco. In buona sostanza magnando. Sai che novità.

Io ADORO la cucina latinoamericana: riso profumato al cocco con fagioli neri o rossi stufati, pesce alla Criolla accompagnato con  le verdure e yuca fritta. potrei mangiare così ad oltranza, nei secoli dei secoli. Amen.

La frutta tendenzialmente non mi piace, lo sforzo che faccio per mangiarla (producendo una discreta quantità di smorfie di dolore) dovrebbe essere premiato e invece niente. Mi piace solo frullata. Ma datemi un Mango o una Papaya e non avrete nemmeno il tempo di dire “Chuleta” che li avrò già fatti fuori entrambi. In un boccone.

Quindi oltre a soddisfare le voglie scritte nel mio dna e trovare contemporaneamente il modo d’ingerire la mia dose quotidiana di vitamine con piacere e dignità, bazzicare in questo posticino mi ha permesso di sperimentare con gioia piatti che altrimenti non avrei mai pensato di fare. Chiacchierando con Vero e facendole un sacco di domande, ho imparato a fare i Tamales , una sorta di fagottini di polenta di mais ripiena, di origine Messicana (ma che ha le sue declinazione in molti paesi del centro e sud america.) Andando a  memoria e facendomi dare due dritte da lei, ho fatto saltare del pollo con salsa di soia tante verdure di stagione, cipollotto, dragoncello e molto peperoncino fresco, ho preparato uno strato di questo composto di mais che si amalgama a freddo, al centro ho messo il ripieno di pollo saltato, poi l’ho coperto con un’altro strato di mais. L’ho avvolto in foglie di platano che ho sigillato bene con dello spago e messo a bollire per più di un’ora. Il risultato è stato molto apprezzato ed eccolo qui:

IMG_0033.JPG

Diciamo che una spesa “tipo” è composta da almeno un paio di avocados buoni e con un costo decisamente concorrenziale rispetto al mercato, naturalmente papaya e  mango , dello zenzero fresco, latte di cocco per cucinare, peperoncini freschi (quelli arancioni per fare il guacamole, provateli e li metterete dappertutto)  le rare volte che mi viene voglia di friggere mi prendo due bei platani verdi e faccio ” Patacones”da mangiare come accompagnamento a piatti di carne e pesce o così in purezza: Uno dietro l’altro come patatite. Altre volte prendo quelli molto maturi, praticamente neri, taglio a fette e metto in forno con cannella e zucchero di canna e faccio “El Platano en tentacion” che vale la pena mangiarlo anche solo per il nome che la dice lunga.

Trovo Semi di Chia e curcuma fresca, fagioli neri e rossi in scatola, la pasta di Curry rosso e verde, dulce de leche e tantissime altre cose. Ultimamente ho preso ad usare per saltare in padella anche l’olio di cocco spremuto a freddo, che pare sia portentoso anche come impacco per i capelli e come idratante per il corpo ma devo ancora verificare. Per ora mi godo un po’ di tropici anche a Torino, che in effetti, visto il meteo degli ultimi tempi, appaiono sempre meno lontani.

Così mentre tergiverso, cercando di prendere una posizione nella vita che non deve essere per forza definitiva ma solo più appagante, tengo viva la mia memoria attraverso il cibo e cercando di godermela anche se le cose non sono andate esattamente come avrei voluto. Non esiste la vita perfetta, ma può esserlo l’atteggiamento.

IMG_0030